La ballata di Corso

Allo stadio ci sono sempre andato. Non ho mai avuto nostalgia dell’altro giornalismo. Ho sempre preferito Corso: era più vicino alla mia realtà. Era un’ala, vestiva il numero 11, tuttavia era più propenso ad agire da trequartista ante litteram, spesso allargandosi sul lato destro per poi convergere e concludere a rete. Aveva   un buon dribbling ed un bel cross. Giocava sempre ovunque fosse possibile. Era un tempo in Italia che tutti si era Mario Corso, con trequarti di campo davanti, e la vita si poteva ancora inventare. Il calcio oggi è metafora tuttofare, di solidarietà, di razzismo, di ideologia smarrita, di passione. Ma stavolta la metafora diventa retroattiva, tutta riletta attraverso un’ala o mezzo sinistro che dir si voglia che calciava il pallone con un piede il sinistro, e solo estro, libertario per istinto. Mariolino Corso quando il calcio era fantasia al potere e quando il disordine in campo era un’idea spalancata e lui sapeva come beffare i terzini situati sulla terza linea. Quando il calcio era democratico, era roba per tutti, quando Corso che il grande Brera ribattezzò ironicamente”participio passato del verbo correre”, che gli rimproverava un eccessivo risparmio di energie, ciononostante non gli facevano difetto la grinta e la combattività. Un tempo in cui anche i pali erano quadrati ed avevano le loro idee spigolose senza compromessi. Riconoscibile dai calzettoni arrotolati, in omaggio ad Omar Sivori, e di non facile collocazione tattica. Dotato di qualità tecniche, di estro e fantasia, seppur altalenante nelle prestazioni. Era abituato a far viaggiare la palla, piuttosto che macinare chilometri, anche perché la palla non sudava! E così fu puntando su Mandrake vincente. Per tutta la mia infanzia i lanci di una palla mi abbellirono la vita regalandomi il lusso di sognare. Ora se ripenso a quel lontanissimo inizio, non avrei mai creduto che un giorno, sentendo la stessa aria di libertà riempirmi i polmoni aperti io e quel pallone magico saremmo diventati amici inseparabili.Corso era uno specialista del tiro a foglia morta calciando con il piede sinistro ed imprimendo al pallone un particolare effetto che provocava un improvviso mutamento di traiettoria. Mi attaccò il tifo per quella traiettoria. “Siamo stati bravi, ma ci ha battuto il piede sinistro di Dio, chiosò il CT della Nazionale Israeliana”. Nel calcio il pensiero è veloce e l’uomo è in azione. Ma ci sono stati e ci sono campioni che hanno in qualche modo mediato le due concezioni: pacatezza nel movimento e rapidità nel pensiero, raccoglimento e azione. Uno di questi è stato sicuramente Corso. Tra i miei meriti maggiori c’è quello di attivare la lanterna magica dei ricordi. Il lavoro è rimettere in campo nel buio della mia mente una partita in cui ognuno gioca per se’, campioni e non campioni, tutti accomunati da una sfera di cuoio e dalla punizione a foglia morta. “La palla è la mia memoria corta, il lancio del pallone alla sinistra del portiere, la saetta divina colpisce sul cuore, il portiere fermo e impallidito, l’urlo della folla si china a questa attesa”. Prima della notte autunnale con la pioggia che batte incessantemente sui vetri, quasi provocando scintille elettriche, un lungo giorno e lì la vita è un trionfo…

TIKRIT65            

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