Nero a metà

Duecento insulti giornalieri dai bulli della tastiera a Liliana Segre erano inventati. Come quando mettono il piedino in area di rigore, e lo ritirano,o come si fa quando l’acqua è troppo fredda. Girano al largo nonostante i muscoli da tastiera tipo Hulk. I buuu razzisti contro Mario Balotelli li ha sentiti solo lui. La memoria sembra dischiudersi di volta in volta. Si sentono un po’ Fantomas: stanno nascosti e appaiono al momento opportuno. Quelli che dello sport hanno fatto un loro territorio privilegiato di conquista estetizzante o vitalistica. Nossignori: la rondine gioca davvero, e torna come un fante iracheno dopo la battaglia di Bassora. Ha perso in leggerezza e in agilità e ha guadagnato in resistenza ed orgoglio. Aveva la faccia un po’ tirata ma solo perché aveva chiuso le tende. Più non lo dominava colla sua plumbea gravità di despota quella sparuta minoranza. Come un atto di rivendicazione della propria dignità. Il suo spirito non può essere contenuto nel pugno serrato che coloro le cui azioni non dipendono dalle passioni vorrebbero poter trattenere. Gli stolti continuano a stare aggrappati ad un cornicione che sta crollando. E’ uno squallido arredamento che non si armonizza nemmeno nei colori. La disciplina è il rispetto delle regole di una forma di status che noi sottoscriviamo, e l’educazione è non il rispetto delle regole, ma il rispetto delle donne e degli uomini. Così il crepuscolo è un tramonto quasi a bocca chiusa. E’ un mondo molto competitivo, feroce, è il megafono degli imbecilli da sociale da ultimo stadio. È la morte delle idee. Non c’è più il candido ottimismo di inizio stagione, la voglia di sorprendere, la carica dei debuttanti. Ormai grandi e piccoli fatti quotidiani incrostano i nostri neuroni come i denti di un cane lo scafo di una barca. Tornano su di notte come gli gnocchi nell’acqua.Questo vortice infausto che ci trascina indietro, ci porta inevitabilmente a modificare i nostri ricordi e ad inventarci nuovi terrificanti finali. E’ l’ultima moda del negazionismo all’italiana, versione furba del razzismo. Diffidate di chi liquida l’argomento con frasi di questo tipo: “la cultura del razzismo è soltanto una moda”. Si è vero, il razzismo è di moda in questo periodo e in ogni discorso compare la parola stessa, panacea per qualsiasi problema, condimento buono per qualsiasi tema. La verità per fortuna è che il livello di consapevolezza sta rapidamente crescendo, e tutti noi sappiamo che abbiamo fatto fin troppo male a queste persone, e quindi a noi stessi. Bussano alla porta delle nostre coscienze e spesso trovano chiuso. Un bombardamento di odori evocativi che ci riporta indietro più veloce di un Boeing. Ogni sport ha infatti un odore e bisogna riconoscerlo. Non è un odore assoluto. E’ un misto di circostanze e sensazioni, una miscela di romanticismo. Gli odori dello sport e quello dei campi d’autunno che scaldano il cuore agli ultimi tifosi romantici, quelli che citano Carducci e non calpestano le coltivazioni. E in tutto questo cosa c’entra lo sport? Lo sport è stile di vita e i campioni sono riferimenti per milioni di adepti, ribattezzati “followers”. Ma loro chi seguono? Nessuno. E questo non è cool, ma soltanto un limite. Dallo sport e dagli atleti partono campagne dirette che portano a grandi risultati sulla via della coscienza collettiva, ma anche delle piccole e grandi iniziative concrete. Credo che siamo tanti ad amare quel broncio e a considerarlo come il vero eroe della favola, perché ci mette l’animo per obbedire al senso del dovere. Come fa tanta gente nella quotidianità, raramente eroica…

TIKRIT65

   Invia l'articolo in formato PDF