SEE MY MUSIC TALKING

E la musica partì sulle note di “Here my train a coming”. Perché si dice che Barack Obama ha iniziato a vincere la sua campagna elettorale negli anni sessanta? Perché in quegli anni, un musicista nero, a proposito di talentuosi, di Seattle, l’unicum Jimi Hendrix fece il suo esordio sui palchi di tutto il mondo senza vestirsi come un bianco. Questa era la grande novità. E le grandi novità spaventano sempre. Indossava abiti sgargianti, gilet sbottonatissimi, ma soprattutto sfoggiava i suoi lunghissimi capelli neri e crespi, quasi a disegnare una enorme raggiera. Mentre i neri che si vergognavano dei propri capelli se li pettinavano con prodotti spesso nocivi. Jimi Hendrix fu una folgorazione per tutti; insegnò ai neri l’orgoglio di sé stessi e suscitò nei giovani bianchi una sorta di invidia per quei capelli e per quegli abiti così variopinti, diversi, speciali, nuovi. In quel momento i neri smisero di vergognarsi di essere come erano. E così recuperarono in un battibaleno l’orgoglio e la forza mentale di essere neri e mutando nel tempo la loro immagine a poco a poco modificarono la stessa che gli altri gruppi etnici avevano di loro. L’immagine di Hendrix coniugata alla musica di uno dei più grandi chitarristi di ogni epoca ha fatto forse più di quanto non abbiano fatto grandi leader politici come Malcom X , Martin Luther King e lo stesso Obama. “Quando salgo sul palco e suono, quella è tutta la mia vita. La mia religione. Io sono la religione elettrica.” Il sogno estremo della psichedelia, mente senza confini. ll senso erratico, visionario della musica per il più grande ed influente chitarrista di tutti i tempi. “Con i capelli di filo metallico infilati sotto l’elmetto e la giacca colorata svolazzante e la passione, l’amore per la musica, esprimeva individualità e talento geniali. Jimi, mancino, aveva mani grandi che gli permettevano di prendere accordi impossibili e sembrava quasi cullare la sua chitarra; la guardava con un’espressione di intenso amore sfiorandone delicatamente le corde. L’unica cosa da fare era allora come oggi ascoltare la sua musica, prestare attenzione alle sue liriche, e cercare di cogliere qualcosa di quell’immenso che era. Il suo talento era racchiuso nelle sue mani. Una parabola artistica folgorante durata pochi anni, ma intensamente bella, il cui mito continua a rifulgere tutt’oggi. Una vita breve e sulfurea che ha cambiato la musica per sempre. “Tuttavia procedendo a ritroso tra la foschia rosso porpora, ricordo di essermi trovato in Inghilterra a ripensare all’età di sei anni, ebbro di una cup of tea ad una drammatica notizia da intitolare con grande sforzo di fantasia “Zio Tyler”. “E come se il tempo strisciasse lentamente. E io guardai fuori e il cielo era tutto pieno di esplosioni.” La sua musica fece parte  della mia fanciullezza, fu qualcosa che il mio subinconscio assorbì profondamente. La chitarra sarebbe diventata la sua collocazione nel mondo, la sua voce. Il suo carisma pervadeva tanti come una dolce sinfonia. Però era anche il faro che illuminava i naviganti, la vela gonfia di vento musicale rivoluzionario.Questo lo incoraggiò a sviluppare proprio l’elemento spettacolare del suo talento. “Poi dopo averla suonata in tutti i modi anche con i denti le saltava sopra come se salisse in groppa ad un cavallo e continuava a suonare in quella posizione”. Valentia e resistenza. Focosa e pur precisa, battagliera, animosa incitava il pubblico con la sua musica elettrizzante. Gladiatore, stimolatore di quelli che hanno per divisa morale: morire di fatica ma suonare per vincere. Fu allora che prese a svilupparsi la fiducia in quella virtù fondamentale che è la libertà d’azione. Come ha scritto Aleister Crowley : “fai ciò che vuoi. Questa sia la tua unica legge”! Girava per il campo suonandone una immaginaria. Entrava sul palco con la stessa grazia di un manovale del Mississippi che si butta sul suo piatto di pane e verdura dopo aver passato dieci ore sotto il sole cocente. “Ma la struttura ritmica poteva anche creare come sosteneva il musicologo Cari Seashore una sensazione di piacere fisico, di libertà e di ampiezza di orizzonti. Lo chiamavano “il rettile” perché si muoveva sinuoso e leggero quasi come la fiamma di un fuoco fatuo. Osservare Jimi che suonava era come un po’ fissare il sole in cielo. Era stupendo, aveva i capelli lunghi e suonava la chitarra proprio dalle viscere.  “Il Titanic salpò all’alba eppure mentre affondava l’orchestra continuava a suonare”. Sul palco c’era solo lui. Era la forza che muoveva le stelle. Aveva un gran talento e sapeva vedere il talento negli altri, attraversando il mondo musicale come un tornado. Free feeling. Una miscela di rock, delirio, blues ed estasi musicale. La musica e la sua vita camminavano fianco a fianco. La musica significa tante cose, e non solo le note che ascolti fisicamente, ma quello che avverti  con il sentimento, col pensiero, con l’immaginazione o persino con l’emozione. “Guarda, una nave con le ali d’oro mi sta passando davanti. E non dovrebbe fermarsi, ma solo continuare ad andare. E cosi alla fine castelli di sabbia scivolano nel mare.”

TIKRIT65

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