HAVE YOU SEEN MY SHOES

D’estate il paese è bello a vedersi, pieno di querceti stupendi; lunghi viali di verde. Una passeggiata che si lascia dietro una scia lastricata di oro. Il vento mugghia. Uno stormo di uccelli prende a volteggiare sul tetto di una casa. Seduto su una panca davanti al fuoco, con una mano tiene accostato al viso la foto di quell’idolo afro-americano e “solo e pensoso i più deserti campi va mesurando a passi tardi e lenti”. Così appiccò il fuoco ai trucioli. Spostò l’idolo e il parafuoco di carta. Decise di dare inizio ugualmente al gioco, tanto era già forte a questo punto la passione per il football. E cominciò una delle partite più emozionanti che si registrino negli annali. Fu proprio Campo il teatro di tanta onta. Seguì lo struscìo sommesso di scarpette femminili. Gioco brillante, vivace più che veloce, preciso più che potente; tecnica fine, poggiata su di un mirabile controllo del pallone. E fino al cuore dell’estate non annoverò che successi. La sua stella andava facendosi sempre più luminosa. E mille altri episodi analoghi potrebbero essere citati per dimostrare ciò che si intuisce senza bisogno di dimostrazione, ovvero l’intrigo di interessi, di simpatie, di pettegolezzi che si celano attraverso l’attività apparentemente schietta e giocosa del calcio. Sono stati questi tarli a rodere l’organismo un tempo sano e vegeto del nostro calcio. Platone pensava che gli esercizi ginnastici avessero avuto un’origine naturale, come risposta ad un istinto naturale dell’uomo, ed effettivamente nel gesto di lanciare o di calciare una palla, nella stessa forma sferica c’e qualcosa di elementare. Il calcio è semplicità. E’ un utile e divertente esercizio. Una palla di cuoio delle dimensioni di circa una testa è colpita con i piedi e altri parti del corpo nonché la testa, da colui che è capace di raggiungerla. Non occorre altra scienza per giocarlo. Non importa, presto il calcio italiano avrebbe preso a camminare anch’esso spedito, poi a correre, ed infine addirittura a precipitare sulla china della popolarità secondo i corsi e ricorsi storici di Vico. Impressionava fin da allora la velocità di gioco, che sarebbe poi rimasta la chiave essenziale di ogni evoluzione tecnica. Il calcio moderno è velocità: gioca velocemente, corri velocemente, pensa velocemente, marca e smarcati velocemente, scrisse il grande Brera. Nel calcio tradizione significa soprattutto eccellenza tecnica, serietà, spirito di corpo, quel che un po’ retoricamente si chiama il prestigio della casacca che ha un valore non immaginario ma profondo anche dalle nostre parti; l’importanza che gli viene oggi non solo dal favore delle folle, ma soprattutto dalla bontà intrinseca della sua formula. Per essere più precisi nella sua funzione “politico-sociale”. All’interno lo sport indubbiamente era ed e’nemico della “lotta di classe”, a rendere fratelli e livellatore di gente proveniente dai più diversi ceti, tutta fusa da una passione comune e tesa verso la stessa meta. “Or dunque che è? Mutata tu sei civiltà? Questa palestra novella è la sede più bella di te. Verità? Chiosò Ungaretti…

TIKRIT65   

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