WALK ON THE WILD SIDE OF THE MOON

“Hey man, che cammini come me, dall’altra parte della strada, che ci facciamo compagnia, canta che ti passa la malinconia, cantava Sugar”… Un grattacielo di 26 piani   per arrampicarci sul nostro satellite col vento sibilante. Meglio non fidarsi della notte buia e lugubre qual’era, diaccia e bugiarda. Avevano di che strabiliare, più di un iceberg ormeggiato alle Molucche. Freddi come l’Islanda, senza un’ombra di fuoco, come dei molluschi. Come dice Pascal, né mostri, né angeli, ma donne e basta. Avevano coperto un bel tratto di satellite per la terra dei sogni. Quei gesti, quei movimenti, quei passi, quei dribbling,come una ballerina che si esercita ogni giorno davanti allo specchio e sa a memoria dove metterà un braccio, un piede o una mano. Commovente come una stella nel giorno dell’anno più lungo del nostro emisfero. I palloni come delle maniglie senza portaalle mie spalle prendevano il volo, per evitare taluni piedi. Il segreto è preferire sempre quello che c’è, non quello che manca. Ti stiamo cosa? Questo plurale che ingrassa la colpa. La prova. Dobbiamo andare, lasciando aperta la vista del campo verdeggiante, essendo la sua casa davanti allo stesso, anzi “piedi nel campo come dicono i francesi”. Non potendo tornare indietro come spesso succede, si andò avanti. Non dico le rondini come in autostrada. Il suo tempo torna, anzi per meglio dire, il suo tempo resta. E’ sempre il suo tempo. L’orologio continuava a ballare attorno al suo polso candido e grosso, di cui si vedevano blu le vene in rilievo. C’era però nell’aria un odore dolce e marcio, in quella stanza sigillata, come di frutta lasciata al sole. Entrare era diventato difficile come farlo nel cosmodromo sovietico di Baikonur.Il si dicono che sia una terra di mezzo, che sia più facile parlarsi col pensiero, non trova ostacoli, ma il pensiero corre a destinazione ed arriva puntuale. Il sorriso si spense in un attimo, come se avesse toccato un interruttore. Aveva quello speciale talento di tipo contagioso, quello che fa sembrare semplice ogni cosa. Ti fa ripensare all’inizio degli inizi, alla Genesi, con un brivido di delusione e amarezza. Tutto è così diverso, irreale. La coerenza può essere un difetto? Assolutamente no. Ma si tratta di un pregio rischioso. Erano vestiti come cavalieri medioevali, con in testa una specie di vascello, con sopra un’aquila impagliata,ma più leggere e veritiere era impossibile. Diamo per scontato questo, ahimè,senza una briciola di attenuanti. Sul piano eticonon serve contradditorio. Incredulità, delusione e quant’altro, sono sentimenti condivisie definitivi. “Carta canta” si diceva tempo fa’. Adesso si dice: ho messo il “tweet” tra i preferiti. Ma ci siamo capiti. Tutto lecito, come ai giochi di Stone! Tralascio quello estetico.Parole, parole… Un pavido, uno che si sente sempre sulla cima del proprio ego, può trasformarsi in un pusillanime. Col tubo dell’acqua arrotolato intorno alla gamba, e il bastone dell’ombrellonetra le mani, sembraTeseo, che aspetta Minotauro nell’ultima stanza del labirinto. “Oh quali iovidi, quei che son disfatti per lor superbia! Come recitò il caro grande Manente, detto Farinata degli Uberti.”Altresì,qualchepalla volerà, inchiodata al cielo, perfetto, immacolato, come degli uccelli, dal fotografodi turno. Spirito libero. Un particolare di leggerezza assurda, in un contesto di “gravità bestiale”,quasi come quei corpi, che precipitavano composti dai grattacieli newyorkesi, l’ 11 Settembre di parecchianni fa’. Ledonne in alto, ed in basso i palloni che in realtà dovrebbero essere sopra. La metafora perfetta del bestiale capovolgimento dei valori, della passione, della fantasia. Ciò che stava sotto è finito sopra, e viceversa.La terra scura al posto dell’asfalto grigio. La passione, l’entusiasmo, lo spirito di sacrificio,a gambe all’aria. Sicuramente alcune delle tanti giovani palle sorprese in cielo dal fotografo di turno, non saranno state scagliate, ma avranno semplicemente spiccato il volo, per mettersi in salvo. Lui era contento, era della razza dei diamanti, che taglia la razza dei vetri, ha fatto il soldato, e conosce la gente, e si dice: “stai attento che resti fuori dal gioco, se non hai da offrire niente al mercato, ma ogni cosa ha un prezzo, e nessuno lo sa quanto costa la sua liberta’”,cantava Edo…La luna è così piccola che il suo orizzonte è sempre a ridosso, diciamo a pochi chilometri di distanza, non di più. Oltre quei pochi chilometri sembra che il mondo finisca e precipiti in una voragine buia, ti senti quasi Gulliver nel paese di Lilliput. Per capirlo pensa alla testa di uno scout che segue attentamente una partita di calcio e allo stesso tempo annuisce. E un foglio di carta per condurre l’esperimento più disperato di tutti: raccogliere un po’ di atmosfera lunare. “Ci vorrebbe Omero per descrivere quello che ho visto”diceva la Fallaci. Ma lei è abituata a giocare nel dubbio. E il gioco vale sempre la candela. Il racconto finisce così, con questo suo brivido. Adelante.

Tikrit65

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