LAB FRIDAY

L’affollamento e l’angoscia collettiva erano un terreno fertile per i conflitti, ma i nuovi ragazzi accettavano rapidamente le regole di convivenza, ed imparavano ad armarsi di pazienza. Non tornare prima della democrazia!!! Erano in pieno inverno, e il freddo si era insediato nelle ossa per sempre, con il sospetto che l’Inferno non fosse un rogo dantesco, bensì un inverno in quel di Gizio. In quella zona ci sono boschi impenetrabili, nessuno ci va d’inverno, probabilmente tanti d’estate. Venerdì arrivò finalmente nel pieno di una primavera esuberante, una volta passata la bufera di neve.Il cielo era blu come l’occhio di una bambina e si vedeva la via Lattea. La temperatura era accettabile e l’aria tra i ragazzi si tagliava con la passione. All’alba di un venerdì d’inverno, in un campo verdeggiante, circondato da una parte da un muro che gocciolava per la patina dell’umidità e del tempo, i ragazzi si muovevano e si rincorrevano provando un miscuglio di liberazione e di sollievo. Il campo offriva con il suo silenzio ed i suoi viali ombrosi, passione e fantasia non appena lestesse si raffreddavano di colpo. Gli sguardi si incrociavano nell’aria come una conversazione tra passionali. Quell’abbondante corrispondenza costituiva il diario sportivo delle loro vite, il registro della loro quotidianità. Il pallone andava come fosse un motore. Imparavano a controllare la tensione, a perdere con serenità e a vincere con stile. Tre cose non facili come sapete. Il suo ideale sarebbe stato rigorosamente “di non insegnare niente ai ragazzi, ma solo di metterli tutti nelle condizioni di poter imparare”. Uno dei rari voli di fantasia che si permetteva. La felicità è sempre in differita; capisci di essere stato felice, non di essere felice. Passavano ore intere a giocare. Si godevano le loro espressioni di entusiasmo. Evitavano i luoghi più affollati, perché il calcio nostrano è appannaggio della solita squadra, perché per loro si trattava di uno sport meditativo, un’occasione speciale di silenzio, di solitudine, di un’amicizia che durava da parecchi anni.E il ricordo di loro brilla come una festa. Un istante di gioia ripaga mille pieni di affanno, altrimenti chi desidererebbe vivere? Chapeau!

TIKRIT65

 

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